Via dalla GDO: la sfida dei fratelli Bosco

Per diversi anni Claudio e Vincenzo hanno lavorato con la grande distribuzione, fino a quando nel 2008, a causa del maltempo, non hanno perso tutto il loro raccolto. Quella è stata un’occasione per riflettere sul loro lavoro e sulle possibilità di vendita dei loro prodotti. Oggi sono produttori dell’Alveare che dice Sì, e noi siamo andati a trovarli per scoprire come lavorano.

Ecco la loro storia!


Vincenzo, Claudio e i prodotti biologici

Nel comune di Nichelino, in provincia di Torino, lavorano i fratelli Bosco. Sono in due, Vincenzo e Claudio, produttori biologici di ortofrutta. Hanno preso le redini dell’azienda nel 1988, quando papà Domenico ha deciso di affidare questi campi ai suoi figli, consapevole di lasciarli in ottime mani. Dal 2018 partecipano all’Alveare che dice Sì! dove hanno portato la loro esperienza e i loro prodotti di altissima qualità. Da tempo i Bosco hanno deciso di abbandonare concimi e agrofarmaci di sintesi e, grazie a questo impegno, nel 2006 hanno ricevuto la certificazione bio.


Fratelli Bosco vicino ai pomodori


Ingegnere e contadino: i due volti di Claudio

Per qualche anno Claudio ha fatto l’ufficiale nell’esercito, ma nel 1990 ha scelto di abbandonare questa carriera per iscriversi all’università, alla facoltà di ingegneria chimica. Sfortunatamente, il padre si è ammalato e Claudio si è trovato davanti a un bivio: proseguire gli studi o iniziare a lavorare come contadino. Con molto coraggio ha scelto di lasciare l’università e prendere in mano l’azienda del padre. Successivamente ha seguito un corso di agricoltura biologica a Grugliasco, per cercare di imparare qualcosa in più, anche se l’esperienza maturata gli aveva già insegnato molto.


Campi coltivati


L’agricoltura biologica secondo Claudio

La vocazione biologica di Claudio va ben oltre la ricerca delle certificazioni. Il suo scopo è quello di eliminare qualsiasi tipo di concime, anche quelli biologici, per garantire un prodotto sano e genuino.

“Per me la prima regola in agricoltura biologica è non concimare neanche con i concimi biologici. Concimare altera l’osmosi del terreno e fa crescere le piante in fretta, ma rende la loro parete cellulare più sottile, quindi prima o poi andranno curate. Invece, se la pianta impiega più tempo a crescere, la parete cellulare è più robusta, resiste meglio ai parassiti e non è necessario intervenire. Per questo non utilizziamo nemmeno i prodotti consentiti in agricoltura biologica”.


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Claudio e Vincenzo possono contare sul prezioso contributo delle zone selvatiche intorno ai campi e delle erbacce che crescono sul terreno. Qui, infatti, si formano i rifugi di alcuni predatori che si nutrono di parassiti. Per esempio, non appena gli afidi, parassiti molto pericolosi per le piante, fanno la loro comparsa, subito arrivano anche le coccinelle, che provvedono a eliminarli.

Inoltre, i loro terreni sono arricchiti attraverso una tecnica chiamata sovescio, che consiste nel seminare delle piante che non vanno raccolte. Perché? Molto semplice. Possiedono delle proprietà che proteggono il terreno e aumentano la fertilità del suolo.


Il segreto di bellezza

Non è affatto facile coltivare questi prodotti secondo le rigide regole che si sono imposti Claudio e Vincenzo. Per fortuna, però, hanno un asso nella manica: il segreto di bellezza. Si tratta di uno stimolante della crescita e di un antagonista dei patogeni poco conosciuto in Italia, ma molto efficace. È formato da compost (sostanza organica molto matura) e acqua, sebbene, in realtà, nessuno sappia esattamente cosa ci sia dentro perché, a seconda delle proporzioni della sua composizione, cambia la flora che si sviluppa.

Il compost viene lasciato riposare 48 ore in una vasca e poi viene distribuito sulle piante.


segreto di bellezza dei fratelli Bosco

“Il compost non è solo frutta e verdura; certo devi mettere materiale umido come scarti di frutta e verdura, ma anche materiali più grossolani come rametti, trucioli, legno… qualcosa che sia compostabile a base di cellulosa”.


Un modo originale di coltivare le carote

In agricoltura biologica una delle colture più difficili da coltivare è certamente la carota. Ma Claudio e Vincenzo hanno trovato un metodo originale per superare questo problema.

“La Virens ha il brevetto europeo per mettere i semi in questo feltro di cellulosa che fa da pacciamatura. In questo modo, la carota germina tranquillamente senza avere l’invasione di infestanti.”

La carota ha tempi di germinazione molto lunghi e se non si ricorresse a questo telo, sarebbe sommersa da infestanti.


terreno


“Il telo non viene bucato. Quando la plantula germina, passa oltre il telo di cellulosa e così la coltura rimane sufficientemente sgombra da infestanti, presenti in un tasso molto basso. Viene messa la sabbia sopra al telo per tenerlo aderente al terreno, che per dieci giorni, ovvero il tempo necessario alla carota per germinare, viene mantenuto umido. Quando la plantula germina, le foglioline escono senza problemi dallo strato di sabbia, mentre la radice passa sotto al telo di cellulosa.” 

Inoltre, il vantaggio di questo telo è quello di essere composto da un tessuto totalmente biodegradabile, che non lascia nessun residuo chimico.


La linea sottile tra biodegradabile e compostabile


Un po’ di umido, un po’ di secco: così crescono i pomodori

I fratelli Bosco scelgono di mettere la pacciamatura a fianco dei pomodori. In questo modo, una parte delle loro radici rimane nel terreno umido (reso tale sia dalla pacciamatura sia dalla manichetta, che permette di portare acqua solo su questa porzione di suolo), l’altra nel terreno secco. Quest’ultimo produce degli ormoni che mettono in allerta la pianta, la quale avverte una condizione di stress che la spinge a produrre di più. Le radici che affondano nel terreno umido, invece, assorbono gli elementi che permettono alla pianta di essere produttiva. Insomma, dietro questi pomodori si nasconde un sottile equilibrio.


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piante di pomodori


L’addio alla grande distribuzione 

Per diversi anni Claudio e Vincenzo hanno lavorato con la grande distribuzione, fino a quando nel 2008, a causa del maltempo, non hanno perso tutto il loro raccolto. Quella è stata un’occasione per riflettere sulle possibilità di vendita dei loro prodotti.

“Non riuscivamo più a trattare con i prezzi. Abbiamo cominciato nel 1990 con Carrefour, quando si chiamava ancora Continente. Cercavano una produzione raccolta e consegnata al mattino, riuscivamo a farlo e ci pagavano pure bene. Nel 2008 ci imponevano gli stessi prezzi del 1990, però con aggiunte delle percentuali di sconto. Non ce la facevamo più. Inoltre, chiedevano delle autorizzazioni e dei controlli sanitari che prima non c’erano. Anche se facevamo tutti questi controlli, i prezzi erano quelli del mercato, cioè troppo bassi per noi e non c’era modo di discutere.”

Meglio interrompere la produzione? Tutt’altro! I fratelli Bosco si rimboccano le mani e si lanciano nella vendita al dettaglio. Sono stati tra i primi a consegnare i cestini a domicilio, sebbene oggi il trasporto venga affidato a un’azienda esterna, altrimenti non avrebbero tempo da dedicare ai loro amati campi. Inoltre, propongono i loro prodotti sia nei mercati sia nei nostri Alveari.


 

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 Purtroppo è ora di andare: i fratelli Bosco ci hanno stupito sia per la loro rigida interpretazione dell’agricoltura biologica sia per le tecniche innovative che sperimentano nella coltivazione. La loro è un’azienda davvero genuina e siamo orgogliosi e fieri di averli come produttori dell’Alveare.


 

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