I paradossi dell’ecologia

Vorremmo essere green al 100%, dalla spesa dai contadini locali ai mezzi di trasporto non inquinanti, dai vestiti di seconda mano alle vacanze nell’agriturismo. Però vogliamo anche non smettere di fumare, continuare a viaggiare, mangiare la carne, comprare l’ultimo smartphone… Sembra contraddittorio? Lo è. Si chiama dissonanza cognitiva.

È una situazione che abbiamo tutti vissuto numerose volte: quella di agire mossi da due pensieri opposti (fumo, ma so che il fumo uccide) oppure agire in un modo che non corrisponde ai valori che difendiamo (sono ecologista, ma ogni mozzicone di sigaretta che butto avrà bisogno di almeno quindici anni per scomparire). Come gestire il dissenso? Come vivere in pace con se stessi, ma senza smettere di essere il più green possibile?


10 modi per ridurre gli sprechi.


Per risolvere un disagio che può essere davvero fastidioso per chi si preoccupa molto della propria impronta ecologica, proviamo spesso a minimizzare (okay è vero che fumo però compro cibo locale e naturale dall’Alveare, compensa!). Léon Festinger, lo psicologo francese che ha teorizzato la dissonanza cognitiva, lo spiegava così: “la gente cerca sempre di mantenere una certa coerenza nella propria concezione del mondo, nei propri atteggiamenti”. A volte invece ci capita di arrenderci: in ogni caso il pianeta è già troppo rovinato, quindi smetto di provare a salvarlo

Una delle poche certezze nella vita è che la perfezione è un ideale irraggiungibile… Allora non cerchiamola, ma cerchiamo piuttosto di essere il più green possibile, faccendo sforzi negli ambiti in cui ce la facciamo e compensando il fumo e i viaggi altrove. Sarà già un bel passo avanti!

Ecco i 4 paradossi più evidenti e diverse soluzioni per liberarsi della dissonanza cognitiva.


sigarette e inquinamento

Ⓡ Lygie Harmand


Paradosso n°1: sono ecologico, ma fumo

Fate grandi discorsi sui pesticidi, avete dichiarato la guerra alla plastica, comprate cibo a filiera corta… ma non potete/volete rinunciare al pacchetto di sigarette quotidiano. Ecco un esempio perfetto di dissonanza cognitiva che non è facile gestire. Oltre a fare male alla salute, le sigarette hanno un’impronta ecologica considerabile. Ci vogliono anni affinché i mozziconi si degradino quando vengono buttati per strada (o peggio, sulle spiagge o sui sentieri di montagna!). Nel frattempo i loro componenti chimici si disperdono nel suolo e nelle acque.


Un hashtag salverà il mondo?


Per fortuna molti ingegneri stanno sviluppando delle soluzioni per riciclare gli scarti di sigarette. Per esempio, tre ragazzi imperiesi di 28 anni hanno creato la start-up Eco2logic con l’obiettivo di trasformare i mozziconi e la nicotina in idrocarbone, il quale viene poi usato in diversi settori come le vernici o l’agricoltura. Un esempio di economia circolare che però ha bisogno sia di tempo sia di investitori per essere sviluppato su larga scala ed essere economicamente vantaggioso a lungo termine. Un altro esempio lo troviamo oltreoceano, dove ci si puo iscrivere sul sito di Teracycle, l’azienda di riciclo più famosa d’America, raccogliere i propri mozziconi e invarli all’azienda che li trasforma in risorse riutilizzabili. Teracycle ha già conquistato una decina di paesi in Europa, ma ancora non è presente in Italia.

C’è ancora da capire se queste soluzioni diminuiscono davvero l’impatto ambientale delle sigarette… Nel dubbio e nell’attesa di una vera soluzione di riciclaggio, possiamo almeno dare una mano a tutti quelli che raccolgono i mozziconi “caduti” a terra partecipando al World Clean Up Day il 21 settembre 2019.


carne allevamento intensivo

Ⓡ Lygie Harmand


Paradosso n°2: mi sta a cuore il benessere animale, ma mangio la carne

La maggior parte delle persone inorridisce di fronte ai video registrati nei macelli ed è consapevole che gli allevamenti intensivi sono uno dei settori più inquinanti. Però quando si tratta di assaggiare le polpette di carne al sugo fatte dalla nonna… È difficile dire di no! Questo fenomeno è stato studiato dagli psicologi e viene chiamato il “paradosso della carne”. Insomma sono tutte le scuse che usiamo per giustificare il fatto che continuiamo a mangiare la carne anche se sappiamo che bisognerebbe diminuire drasticamente il nostro consumo: l’uomo ha sempre mangiato carne, ci sarebbero troppe mucche nei prati se non le mangiassimo

Non bisogna diventare vegetariani da un giorno all’altro. È già un grande passo avanti quello di adottare un consumo critico della carne comprandone di meno, ma locale e di qualità. Cercate di informarvi sull’origine della carne e le condizioni in cui l’animale è stato allevato e cucinate piuttosto che comprare dei prodotti industriali che contengono carne trasformata. Infine, vi proponiamo diverse ricette vegane sul nostro blog, magari può essere l’occasione di provarle! 😉


Come fare in casa il burro… vegano!


i saldi

Ⓡ Lygie Harmand


Paradosso n°3: mi oppongo alla fast fashion, ma non resisto al richiamo durante i saldi

Ogni anno sono miliardi di vestiti che vengono fabbricati e venduti nel mondo. Una delle industrie più inquinanti, eppure ci piace dare un’occhiata alle nuove collezioni e scorrere il sito della nostra marca preferita durante i saldi, giusto per dare un’occhiata…

Una soluzione a questo paradosso può essere quella di comprare vestiti di qualità (non vuol dire di marca!). Sono sempre più numerose le marche che scelgono materiali sostenibili e a volte anche riciclati e che producono i vestiti in Italia, non dall’altra parte del mondo, quindi in buone condizioni. Per forza di cose i prezzi non sono gli stessi di quelli della filiera tradizionale… Quindi convengono di più per il portafogli i negozi di seconda mano o i mercati delle pulci. Evitatiamo per quanto possibile anche di comprare su internet (perché spesso i vestiti sono spediti da molto lontano e una volta su due li dobbiamo anche rimandare al mittente perché non ci stanno bene).

E perché non tornare ai bei tempi passati in cui si riparava ciò che era rotto? Fate durare più a lungo i vestiti imparando a ripararli voi stessi oppure chiedendo aiuto a quell’amica preziosa che sa cucire!


smartphone spiaggia

Ⓡ Lygie Harmand


Paradosso n°4: condivido dei post sull’inquinamento tramite il mio nuovo smartphone

C’è sempre quell’amico sui social che pubblica ogni settimana dei messaggi sconvolgenti per risvegliare le coscienze. Fa bene e avremo sempre bisogno di essere informati! Però teniamo in mente che i social e più generalmente internet consumano molta energia e i miliardi di video pubblicati ogni secondo aggravano il problema. Oggi purtroppo sembra impossibile fare a meno di internet, si perderebbero così tante informazioni…

Per fortuna esiste l’ecologia “digitale”. Per esempio si possono comprare cellulari di seconda mano o riciclati da Fairphone o si può utilizzare un motore di ricerca ecologico come Ecosia che promette di sostenere programmi di riforestazione con gli introiti della pubblicità online. Un’altra idea è quella di eliminare le mail inutili di cui non abbiamo più bisogno.

Alla fine ci rendiamo conto che ci sono solo paradossi e compromessi quando si tratta di ecologia. Semplicemente perché il mondo in cui viviamo non ha quasi niente di ecologico e non possiamo cambiare le regole del gioco in un giorno. Né condannare gli altri perché non sono attenti all’ambiente quanto noi. Ci vorrà tempo per cambiare verso una società al 100% rispettosa della natura e ogni piccolo gesto è un passo avanti. Anche se tutti i consigli e i piccoli gesti qua sopra potrebbero diventare degli obblighi entro qualche anno.


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