Per un’agricoltura davvero sociale: Think glocal, act sustainable!

L’attuale sistema di produzione alimentare è una delle principali cause dei danni ambientali, fra cui il cambiamento climatico e l’impoverimento delle risorse naturali, fenomeni strettamente interconnessi fra loro. L’agricoltura è responsabile per il 30% delle emissioni di gas serra, per il 70% dello sfruttamento delle risorse idriche ed è causa primaria della deforestazione e della perdita di biodiversità.

Non solo la produzione alimentare ha un alto impatto ambientale, ma anche le fasi post-produzione: trasporto, imballaggi, confezionamento e consumo alimentare.


La produzione alimentare: un modello da rifare

Entro il 2050, la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi di persone, e con ciò aumenterà anche la domanda alimentare. Il sistema globale ha risposto finora intensificando le produzioni, ma troppo spesso ci si dimentica del fatto che a livello mondiale un terzo del cibo viene sprecato.

Una parte di spreco ha origine all’inizio della catena, più spesso nei Paesi poveri, a causa di una gestione logistica poco efficiente; mentre la restante parte interessa i Paesi ricchi, il cui spreco deriva da scarti di produzione, dal consumo domestico e dalla ristorazione.

Inoltre, le regioni più sviluppate del pianeta consumano più cibo di quanto ne richiederebbero, oltre che fare un consumo smodato di prodotti alimentari di origine animale, la quale produzione ha un impatto fortemente superiore a quella vegetale.

Per questo, è necessario un cambiamento radicale nel modo in cui si produce, distribuisce e consuma il cibo a livello globale. E in un mondo globalizzato come quello in cui viviamo oggi non possiamo mettere in atto strategie risolutive che coinvolgano solo un livello, locale o globale. È necessario avere sempre una visione complessa e sistemica dei fenomeni, e adottare uno sguardo “glocale”.


Agroecologia, questa bella sconosciuta



Think Glocal, Act sustainable!

A questo proposito, l’associazione torinese YOUth Connect ha da poco lanciato l’iniziativa “Think Glocal, Act Sustainable!”.

Il progetto è destinato ai giovani over 18 per facilitare un approccio dinamico ed innovativo al tema della sostenibilità agroalimentare.

Nata come associazione di promozione sociale, YOUth Connect è fatta di studenti e operatori giovanili impegnati in attività di scambio culturale e corsi di formazione all’interno del programma europeo Erasmus+. “Think Glocal, Act Sustainable!” è nato con l’idea di ricreare la magia di uno scambio internazionale in un progetto locale di educazione non formale per coinvolgere i partecipanti a comprendere in maniera attiva e consapevole, anche grazie alla connessione con la natura, il tema in discussione.
Introducendo il dibattito sulla sostenibilità nel settore agroalimentare, si affronteranno i temi in chiave locale e globale, si stimoleranno i partecipanti ad assumere stili di vita sostenibili promuovendo in questo modo una cittadinanza attiva.


think glocal


Il corso

Il corso, che si terrà dal 26 al 28 aprile nei pressi dell’Azienda Agricola “Cascina Aliata” a Cartosio (AL), alternerà attività di tipo pratico come la cura della vigna e la mungitura delle capre, a workshop strutturati attraverso metodologie di educazione non-formale.

Maggiori informazioni sull’esperienza e sulle modalità di partecipazione sono a questo link. 


Ma quali sono le idee alla base del progetto?


Una produzione sostenibile

L’idea è che agire secondo un approccio sostenibile debba voler dire comprendere i fenomeni nella loro complessità, valutare le esternalità positive e negative e cooperare per soluzioni integrate ai problemi. Per questo, quando si parla di sostenibilità agroalimentare, bisogna intenderla nella sua radice multidimensionale: ambientale, sociale, economica e culturale.

Costruire un sistema di produzione agroalimentare sostenibile è molto complesso: intervengono una molteplicità intricata di fattori ed attori sociali. È una sfida globale importantissima che però non deve farci scoraggiare. Certamente i governi hanno serie responsabilità e un ruolo chiave in tale crisi; ma le sue sorti potranno definirsi anche grazie alle scelte quotidiane di consumatori e produttori.


Una agricoltura sostenibile

Sono ancora molto diffuse le pratiche agricole che prevedono l’utilizzo sconsiderato di elementi di sintesi chimica i quali hanno un’influenza fortemente negativa sulla qualità del suolo, dell’acqua e dell’aria.  Senza parlare della trasformazione industriale delle materie prime, le quali oltre ad essere decostruite nel loro stato fisico-chimico, vengono omologate e standardizzate in gusto e forma.

Negli ultimi vent’anni l’agricoltura ha causato più del 60% della deforestazione del pianeta. Forse stiamo dimenticando l’estrema importanza che assume la copertura vegetale sulla Terra?


Agroforestazione: stesso terreno, doppio vantaggio


cibi processati

Un modello di agricoltura sostenibile, in equilibrio con l’ecosistema, è in grado di svolgere una funzione fondamentale per il territorio, non solo per la conservazione del paesaggio, la salvaguardia della flora e della fauna, ma anche per una traduzione in qualità nel prodotto edibile finale.


Cibi processati: cosa sono e perché evitarli


Mantenere produzioni diversificate, proteggendo le più “antiche”, significa non sono avere risvolti positivi dal punto di vista ambientale. Si traduce pertanto nel mantenimento di tradizioni, riflesso di un passato e quindi dell’identità di un territorio e della sua cultura.


Viva i contadini custodi, protettori della biodiversità!


Educazione alla sostenibilità

Le risposte devono arrivare da cinque attori sociali fondamentali. I governi e le istituzioni internazionali devono promuovere e garantire politiche che prevedano necessariamente approcci ambientali, sociali e culturali. La ricerca deve indirizzarsi nella costruzione di modelli e pratiche agronomiche efficaci ed innovative. La produzione agroalimentare deve convertirsi a tecniche agro-ecosistemiche sostenibili per il benessere dell’uomo, degli animali e dell’ambiente.


agricoltura sociale


Gli educatori, invece, hanno un ruolo fondamentale di guida, trasmissione, sensibilizzazione ed educazione verso questi temi. Perché cibo, salute, ambiente e società non sono quattro aspetti sconnessi fra loro. Infine, noi cittadini dobbiamo riflettere con serietà prima di muoverci in azione, per rendere tali pratiche sempre più responsabili e sostenibili, ricordarci che il pianeta Terra non è un giocattolo usa e getta.

Tutelare i diritti dei piccoli produttori fra giovani, donne e bambini, significa garantire loro il diritto ad un accesso a cibo buono, sano, nutriente e culturalmente accettabile, oltre che favorire la diversità biologica e culturale. In questo modo si favorisce una maggior sicurezza alimentare e si riducono le disuguaglianze.

Insomma, il rispetto per la vita dell’uomo, degli esseri viventi e per l’ambiente sono doveri che richiamano una responsabilità condivisa.

Siamo noi giovani e meno giovani a dover affrontare le sfide globali più grandi del domani. Per questo abbiamo deciso di fornire un piccolo spunto di riflessione su questi temi con il progetto “Think Glocal, Act Sustainable!”, perchè vediamo nella sostenibilità il paradigma più opportuno per affrontare la complessità della realtà in modo attivo e responsabile.


 

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