L’Alveare al Cinema – “The Age of Consequences”

Inauguriamo questa settimana una nuova serie di articoli, in cui parleremo dei film e documentari a tema ambientale che ci hanno colpiti di più negli ultimi anni!

Ormai, sono moltissimi I film che hanno trattato la tematica del cambiamento climatico, mostrandone gli effetti disastrosi sull’ambiente e sul nostro pianeta. Ma oggi voglio parlarvi di un documentario che mi ha sorpreso per il modo del tutto originale in cui affronta la questione, utilizzando un punto di vista completamente nuovo!

Sto parlando di The Age of Consequences, il film che ha aperto l’ultima edizione di Cinemambiente, festival cinematografico torinese – ma di portata internazionale – che si è concluso la scorsa settimana.
Il documentario, dello statunitense Jared P. Scott, analizza l’impatto del cambiamento climatico dal punto di vista dell’esercito.

Che connessioni ci sono fra crisi climatica e il propagarsi di conflitti in Medio Oriente?
E’ proprio questo il punto su cui si concentra il documentario, mostrando come ci sia un forte legame fra l’impatto del cambiamento climatico causato dall’uomo, e l’instabilità globale.

Mancanza di cibo e acqua, siccità, aumento del livello del mare… sono tutti fattori che portano a tensioni sociali e, eventualmente, a conflitti.


 

Nel corso del film viene precisato più volte che l’emergenza climatica non è la causa principale delle crisi odierne, ma è certamente un catalizzatore, che da’ origine ad un devastante effetto cascata; a causa del cambiamento climatico, nel 2007 la Russia ha sofferto una grave carestia, che ha portato il governo a fermare l’esportazione di grano. L’Egitto, che faceva affidamento sull’importazione per rifornire le proprie scorte alimentari, si è improvvisamente trovato sprovvisto di grano, il che ha dato via ad una forte migrazione, verso Sudan e Paesi vicini, in cui vi ere già scarsità di risorse. Questo ha ovviamente aumentato il disagio e il malcontento, portando a disordini, rivolte, e guerre civili, da cui sono poi sorti gruppi estremisti come l’ISIS.

Questo è solo un esempio di come il cambiamento climatico entra a far parte di una catena di eventi che porta a scenari come quello delle Primavere Arabe.

Ma uno degli aspetti più innovati, e anche più inquietanti, del film, è il fatto che a dire queste cose non sono le solite associazioni ambientaliste o i volontari di Green Peace, ma generali del Pentagono, ufficiali del governo e veterani dell’esercito statunitense.

 

Viene quindi adottato un pragmatico approccio militare, molto più austero e funzionale degli accorati appelli ambientalisti.

Quello che colpisce di più è che la situazione odierna dev’essere talmente grave, che anche chi frequenta le sale del potere è finalmente riuscito ad accorgersene, e il cambiamento climatico viene ormai trattato a tutti gli effetti come un fattore di rischio durante la pianificazione strategica / militare.

Parte della ragione per cui il regista ha adottato questo particolare taglio nel raccontare gli effetti del cambiamento climatico è stata il voler coinvolgere anche la parte “conservatrice” della popolazione americana. Il punto di vista di veterani e capi della sicurezza nazionale è stato quindi dovuto alla necessità di rendere “più appetibile” il film anche all’ala Repubblicana.

 

Nel film si parla della crisi migranti in Europa, del Darfur, del conflitto in Siria, delle Primavere Arabe, alternando immagini di città devastate e carestie, ad interviste in uffici governativi. Il tutto mostrando, sempre con dati oggettivi, come il cambiamento climatico sia stato un fattore presente in tutte queste occasioni, in una devastante catena di cause ed effetti.

Il film, tuttavia, non vuole solo mostrare la grave situazione di emergenza in cui ci troviamo, ma propone anche diverse soluzioni che stanno pian piano venendo sviluppate; piani e strategie che comprendano, oltre alla gestione delle crisi causate dall’impatto climatico dell’uomo (come uragani, inondazioni, siccità…), anche un cambio di passo nel sistema economico, una transizione verso energie rinnovabili.

Nella conclusione del documentario possiamo vedere come l’ambiente militare non voglia rimanere indietro, e stia già investendo molto in tal senso, soprattutto nel settore fotovoltaico.


 

Le tematiche che The Age of Consequences affronta sono quanto mai attuali, specialmente in seguito alle recenti dichiarazioni di Trump, che ha intenzione di ritirarsi dagli accordi di Parigi sul clima. Il fatto che capi e ufficiali dell’esercito stiano già prendendo provvedimenti per affrontare l’emergenza climatica, mostra come la situazione non sia più negoziabile, e di quanto ci sia bisogno di una risposta rapida e decisa da parte dei governi per gestire la crisi.

Siamo la prima generazione a sentire gli effetti del cambiamento climatico, e l’ultima che può fare qualcosa a riguardo. Per quanto potremo giudicare la sua efficacia solo tra qualche tempo, questo film resta un necessario, seppur inquietante, campanello d’allarme, e consiglio vivamente a chiunque di spendere 80 minuti del proprio tempo e vederlo, anche solo per la prospettiva originale con cui analizza la questione del clima!

 

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