Pomodori e vulcani: accoppiata vincente!

Forse non tutti sanno che, sulle fertili ed affascinanti pendici del Vesuvio, vengono coltivati dei pomodorini molto particolari e rinomati, frutto di un’attenta selezione da parte di generazioni di contadini,
che si distinguono per la loro tipicità, rusticità e per le proprietà organolettiche
al punto da essere diventati uno dei simboli della gastronomia e della cultura partenopea!

 

Questi vengono appunto chiamati pomodorini del Piennolo del Vesuvio, a causa dell’antica pratica di conservazione che avviene, appunto, al piennolo (pendolo) e che prevede l’intreccio di più grappoli di pomodorini fra loro mediante un cordino di canapa, fino a formare un grappolo più grosso.

Tra le tante leggende che avvolgono queste bacche prelibate, che beneficiano del terreno vulcanico del Vesuvio, si narra che la tecnica di conservazione al piennolo sia stata inventata dalle mogli dei marinai, abituate ad intrecciare ed aggiustare le reti utilizzate per la pesca, quando i mariti erano per mare.

 

Il grappolo ottenuto viene quindi appeso in un locale asciutto e ventilato, in modo da favorire una lenta maturazione delle bacche raccolte tra Luglio e Agosto, e consente di avere “oro rosso fresco” fino alla Primavera seguente!

Questo anche perchè, grazie al fatto che nessuna delle bacche tocca il terreno, i raggi solari colpiscono uniformemente tutto il grappolo, donandogli il caratteristico colore ardente.

L’area tipica di produzione e conservazione del pomodorino del Piennolo coincide con il territorio del Parco Nazionale del Vesuvio, in quanto può essere coltivato solo a trecento metri s.l.m.
Dal 2009, l’Unione Europea ne ha riconosciuto la DOP.

Del resto, un’altra storia folkloristica narra che siano proprio le goccioline di lava incandescente del vulcano a dare la caratteristica tinta vermiglia alle bacche, oltre a nutrire la pianta e conferirle resistenza e vitalità!

Ed è proprio all’interno del parco del Vesuvio, nel territorio comunale di Boscotrecase, che sorge l’azienda agricola di Francesco Manzo, classe 1980, che dal 2002 seleziona le sementi locali di questo fantastico pomodorino, che risponde al nome scientifico di Lycopersicon esculentum, pesa all’incirca 25 grammi e presenta un piccolo pizzo all’estremità.

 

Dal punto di vista qualitativo, i pomodorini hanno una buccia particolarmente coriacea in cui vengono conservate tutte le sostanze nutritive, anche a lungo termine, ed una polpa soda e compatta la cui consistenza rimane elevata nel tempo.

Il sapore, intenso e vivace, è piuttosto dolce e dal retrogusto acidulo, principalmente a causa della concentrazione di zuccheri e sali minerali (calcio, fosforo e potassio).

Inoltre, il pomodorino del Piennolo è ricchissimo di vitamina A e C, che ne consentono un metodo di coltivazione a basso impatto ambientale e con un ricorso molto ridotto ad acque d’irrigazione, l’ideale per un’area protetta come quella del Parco Nazionale del Vesuvio.

E’ per tutte queste caratteristiche che oggi il pomodorino del Piennolo rappresenta un simbolo di Napoli, arrivando perfino a figurare nel tipico presepe, nonché un ingrediente essenziale di tantissimi piatti napoletani: viene utilizzato sulla pizza, nelle salse e nei sughi per la pasta (6-8 pomodorini sono sufficienti per condire una pasta per due persone), ma anche sulle bruschette, per accompagnare delicati piatti di pesce ed ovviamente… con la mozzarella!

 

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