Funny Vegan – Intervista a Elisa Orlandotti

Ho conosciuto Elisa durante il nostro Alveare on Tour, nella tappa di Milano del Food Innovation Village, ospite dei Social Readers di Francesco Piperis e mi sono innamorata di lei dopo i primi 5 secondi.

Prima di tutto è una Giornalista che si forma nel mondo musicale scrivendo per Jam e Rockit, e nel 2011 pubblica il volume “Marlene Kuntz” per Arcana; questo già dovrebbe bastare per capire che bel soggettino ci troviamo davanti, ma non giustifica perché avrei dovuto intervistarla sul blog dell’Alveare.
Dal 2007 al 2016 è l’ufficio stampa del festival di Amnesty International Italia, Voci per la Libertà. Dal 2013 è redattrice di FunnyVegan; dal 2016 ne è la coordinatrice di redazione. Nel 2016 diventa anche l’ufficio stampa di FunnyVeg srl e della FunnyVeg Academy. Al 2015 risale la collaborazione con Food24 de Il Sole 24 ore e al 2016 il contributo per il libro “Vegan: Food&Style” di Sonia Giuliodori (LSWR).

Ecco, ora che abbiamo sviscerato la sua biografia avrete capito che per me Elisa è la porta aperta su un mondo che non mi appartiene: quello complicato e non ancora del tutto chiaro dei Vegani.

Ammetto, gli “estremisti vegani” mi hanno spesso fatto paura:

Quello che mi è sempre interessato è capire non come si diventa vegani, ma perché: se la scelta è più etica, ecologica o dettata dalla voglia di seguire una tendenza sempre più in aumento negli ultimi anni (si conta che il numero di vegetariani in Italia è aumentato del 7,1% nel 2016 e quello dei vegani raggiunge l’1% della popolazione, diventando insieme alla Germania uno dei Paesi “più vegetariani” dell’UE. fonte)

La mia scelta veg risale ai 19 anni, quando ho detto il primo, definitivo, no. Non posso dire di aver avuto una motivazione specifica all’epoca, è stata una scelta maturata negli anni e si può ricondurre al mio desiderio di non avere violenza nella vita, ad esempio quella sugli animali.
Non hai idea della filiera animale che c’è dietro i prodotti che usiamo continuamente, per accorgersene basterebbe dare un’occhiata a Pig 05049, lavoro dell’artista olandese Christien Meindertsmavor, che ha seguito per tre anni il percorso delle varie parti del Maiale 05049, ed ha scoperto che un po’ di lui è finito ovunque: munizioni, medicine, carta fotografica, chewing gum , cosmetici e via dicendo.

Orlandotti Elisa

Come ha preso la decisione la tua famiglia o le persone che frequentavi?
In quegli anni, l’idea comune era che anche solo togliere la carne dalla dieta avrebbe portato alla morte. La mia idea è sempre stata che avrei preferito vivere pochi anni ma con la coscienza a posto, piuttosto che molti da infelice. Mia madre, quando ha capito che non era un gioco, mi ha regalato una pila di libri sulla dieta vegetariana!

E come hai affrontato questa conversione? L’hai trovata faticosa?
L’essere umano è abitudinario, e quando entra in una routine fa fatica a liberarsene. Scegliere di essere vegani è difficile e faticoso, ma porta solo a sensazioni belle: per ogni alimento e gusto che perdi, ne trovi altri 20 ancora più buoni! Soprattutto però è una scelta colma di empatia e gioia.
Dal momento in cui inizi a disintossicarti, scopri delle varietà di gusti che non avresti mai scoperto altrimenti!

I gruppi di vegetariani e vegani e di persone che dicono di seguire questo stile di vita aumenta sempre di più, pensi che sia diventata solo una moda passeggera?
Mi piace che sia diventata una moda, sdrammatizza la difficoltà di questa scelta e la fa diventare più giocosa, facendoti comunque avvicinare a questo mondo. Nonostante sia una scelta intima e personale, la diffusione ti aiuta a capire che non è una cosa da demonizzare.

Passiamo all’ecologia: le emissioni di gas derivate dagli allevamenti intensivi sono aumentate del 50% dal 1960, e recentemente le Nazioni Unite hanno dichiarato che se la popolazione mondiale passasse interamente ad una dieta vegana, ci si potrebbe salvare dall’imminente catastrofe ambientale. Cosa ne pensi?
Non mi sento in potere di cambiare il mondo ma credo che le Nazioni Unite abbiano ragione: già in parte vediamo le conseguenze degli abusi del comportamento umano, ed anche se né io né te ci saremo più quando questa catastrofe avrà luogo, non voglio esserne complice. Pensa al cielo grigio che vediamo adesso, non saremmo tutti più felici se fosse azzurro? Da quel cielo nascerebbe un sorriso e da quel sorriso un altro sorriso e , così come la violenza genera altra violenza, il buonumore genera buonumore!

Ed arriviamo alla sezione dei consigli: che trucchetti puoi svelare a chi vuole approcciarsi ad uno stile di vita vegan senza rimanere traumatizzato per sempre?
Beh è davvero complicato, alcuni di noi addirittura girano con il foglietto degli additivi alimentari di origine animale, ed in poco tempo ti rendi conto che evitare tutto quello che ha a che fare con gli animali è molto difficile. Guarda quello che indossi ad esempio: hai un maglione di lana, e la pecora che te l’ha fornita potrebbe essere stata maltrattata nel processo. Hai mai sentito parlare del mulesing? E’ la pratica per cui viene scuoiata la zona perianale della pecora per evitare che il vello si sporchi e le mosche depositino le uova. E le tue scarpe? Sono di pelle? – No, sono di finta pelle – Sì, ma la colla usata per incollarle? Sei sicura non derivi da ossa animali? – set, point.

Insomma, mi sconsigli di passare una settimana da vegana?
No, ti consiglio di avvicinarti al tema con calma ed informarti su tutto, scoprirai tante cose! Una delle risorse che puoi spulciare è il sito della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, e anche Vegfacile.info, e ovviamente Funny Vegan!

Cosa mi ha insegnato parlare con Elisa?
Prima di tutto, che relegare il mondo Vegano al semplice “Non mangio prodotti di origine animale” è davvero limitativo, che bisogna informarsi, parlare con le persone e non avere paura che cerchino di “evangelizzarti”.
Prossimo step? Se non passare una settimana da vegana, almeno un giorno, per capire quanto può essere difficile ma soddisfacente fare del bene al pianeta!

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Riguardo a

Claudia Bonato

Claudia Bonato

Diplomata in Grafica Pubblicitaria, mette per poco da parte il lato artistico per dedicarsi anima e corpo ai codici di programmazione. Si occupa dell'Assistenza Tecnica del sito alvearechedicesi.it e gestisce l'Alveare di Cuorgnè. Devota del movimento Zero Waste passa intere giornate a cercare di capire come salvare il mondo. http://www.alvearechedicesi.it

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