Stevia, l’aspartame “naturale”?

Se non ve ne foste accorti, la Coca-Cola è diventata verde! Accadde a Gennaio 2015 quando Coca-Cola ha introdotto per la prima volta sui mercati europei la gamma Life.
Una Coca alla Stevia, la pianta feticcio degli indigeni del Paraguay? In realtà questa bevanda è a base di Rebaudioside A, un estratto della foglia che si presenta come una polvere bianca e raffinata. Avete bisogno di altre spiegazioni?

Aujourd’hui, à l’heure du Coca Life, du Fanta Still, du ketchup plaisir + Amora, la Stévia ne peut être vendue que comme plante d’ornement au consommateur final (belle hypocrisie) ou comme matière première aux professionnels pour fabriquer la substance qui en est extraite.

Nonostante la presenza sul mercato di Coca Life, della Fanta Still eccetera eccetera, la Stevia può essere venduta solo come pianta ornamentale al consumatore finale o come materia prima alle aziende che estraggono la sostanza di cui sopra.

« La commercializzazione della pianta Stevia Rebaudiana come genere alimentare non è autorizata in Europa, comunica la  Direction Générale de la Concurrence, de la Consommation et de la Répression des Fraudes (DGCCRF). La Stevia Rebaudiana è un alimento che non è mai stato consumato in maniera significativa in Europa prima del 1997. Come tale, rientra nelle disposizioni del regolamento (CE) n 258/97 sui nuovi prodotti e ingredienti alimentari. Bisogna ancora quindi farla diventare oggetto di un’autorizzazione per la vendita.» Cosa che fino ad ora non è ancora stata fatta. Quindi, l’estratto di Stevia che gli Indigeni Guarani del Paraguay mischiavano con le foglie più amare della Yerba Mate, 300 volte più dolcificante che lo zucchero di canna o di barbabietola raffinato, non è attualmente nella lista dei nostri prodotti alimentari.

Allora, cosa c’è dentro la Coca Life?
La risposta è: glicosidi steviolici tra cui il rebaudioside A. Questo perchè nonostante la Stevia sia ancora vietata tra i nostri alimenti, dal dicembre 2011 i glicosidi steviolici (E 960) sono autorizzati come edulcoranti a livello europeo. Che cos’è la “glycomachin”? In poche parole è la sostanza molle della Stevia. Si ottiene a partire dall’infusione delle foglie seguita da tutta una serie di tappe di purificazione, alcune delle quali utilizzano alcool o solventi.
« I glicosidi steviolici sono purificati per più del 95%, il che li rende un prodotto davvero lontano dalla pianta d’origine, tanto quanto il saccarosio lo è dalla barbabietola. » spiega la DGCCRF.

La stevia può essere coltivata in tutto il mondo. I rendimenti sono più alti nei paesi con temperatura e luminosità alta.

La stevia può essere coltivata in tutto il mondo. I rendimenti sono più alti nei paesi con temperatura e luminosità alta.

Sembra quindi che la stevia sia davvero una pianta interessante. Alcuni scienziati dell’Università Aarhus (Danimarca) hanno recentemente presentato delle nuove ed interessanti prospettive per l’utilizzo della pianta, ad esempio nel trattamento del diabete di tipo 2. Si inizia anche a riconoscerne le proprietà di antisettiche e anti infiammatorie. « Gli Indigeni Guarani ed in generale in Paraguay viene utilizzato da secoli, spiega Claudie Ravel, fondatrice di Guayapi e pioneria nella commercializzazione della stevia in Francia. Ma anche il resto del mondo lo usa! In Giappone viene utilizzato da più di 40 anni, da quando il governo ha vietato l’utilizzo dell’aspartame.»

Da lato dell’ANSES, l’Agenzia nazionale di sicurezza sanitaria, si è preferito certificare il singolo estratto rispetto al consumo della pianta intera, ed è una misura attuata in tempi recenti: ancora nel 2006 infatti la DGCCRF , sollecitata dall’Agenzia francese per la sicurezza alimentare (AFSSA *) a dire la propria sull’uso di estratti di Stevia rebaudiana come dolcificante per il cibo, riservava il proprio parere con un “Non è stata effettuata alcuna prova di sicurezza per il consumatore sull’uso di glicosidi steviolici come dolcificante. “

On ne rigole pas avec la législation. En 2004, la DGCCRF a épinglé l'entreprise Guayapi pour avoir indiqué sur les boîtes de stévia « denrée alimentaire à pouvoir sucrant ». L'autorité estimait qu'il y avait « tromperie au consommateur ». Il aurait fallu que les flacons de poudre de stévia indiquent hypocritement la mention « ingrédient à usage cosmétique » comme s'y était résolu la marque Ethnoscience…

 

Ma non si scherza con la legge. Nel 2004, la DGCCRF ha segnalato l’azienda Guayapi per aver indicato sui contenitori di stevia «genere alimentare con potere dolcificante». L’autorità ha affermato che avessero «ingannato i consumatori ». Bisognava forse che i flaconi indicassero ipocritamente la stevia come « ingrediente ad utilizzo cosmetico » come è succeso con la marca Ethnoscience…?

Tre anni più tardi, l’Afssa ricopre finalmente di nuovo il suo ruolo ed autorizza infine l’utilizzo alimentare del rebaudioside A (uno dei glicosidi steviolici). « Questa inversione di tendenza è dovuta alla lobby dell’aspartame, afferma Joël Perret, Presidente di Stevia Natura. Negli anni 90, la stevia non aveva alcuna chance di diventare un potenziale competitor per gli edulcoranti. Il mercato è stato bloccato da Monsanto e dalla filiera Searle già dall’inizio della diffusione dell’aspartame. Nel 2004, dopo che il comitato di esperti dell’OMS ha emesso un parere favorevole, le lobbies hanno lasciato il tiro.  Da quel momento in poi la situazione non sarà mai più la stessa: l’utilizzo dell’aspartame cala moltissimo a livello di dominio pubblico. Risultato, la FDA  (Food drug administration) autorizza l’utilizzo di rebaudoside A , la Francia pubblica qualche anno più tardi un dectreto di legge e ad oggi tutto il mondo conosce la stevia. »

In questo contesto, dopo qualche anno, lo sviluppo della stevia è velocissimo: La Cina, primo produttore d’estratto di Stevia al mondo ne ha prodotto in qualche anno circa  11.789 tonnellate, quasi più di 20 kili al minuto e comparabile a cira l’80% della produzione mondiale. In classifica troviamo anche Brasile, Uruguay, America Centrale, Giappone, Thailandia, India, Israele e si stanno provando le prime colture in Canada, Nuova Zelanda, Australia e Europa.

Selon le JECFA (Joint Expert Committee on Food Additives) la dose journalière admissible de steviol glycoside est de 4 mg/kilos, ce qui signifie qu'une personne de 60 kilos peut ingérer 240 mg de stévia, soit l'équivalent de 14 sucrettes et de 70 grammes de sucre par jour !
Secondo il JECFA (Joint Expert Committee on Food Additives) la dose giornaliera di glicoside steviolico ammessa è di 4 mg/kilo, significa che una persona di 60 kili può ingerire 240 mg di stevia, l’equivalente di 14 zollette o 70 grammi di zucchero al giorno!

Il faut dire que le marché est plutôt juteux surtout quand on enrobe la molécule sucrante d’une belle marmite d’additifs. « Il rebaudioside A, ha un potere zuccherante molto elevato, circa 300 volte più alto dello zucchero, spiega Joël Perret. Per ottenere il tenore zuccherino di 5 grammi di zucchero servono solamente 17 milligrammi di stevia! Una quantità più piccola è impossibile da utilizzare.
E’ per questo che le industrie aggiungono degli agenti lievitanti che, come indicano il nome, servono a farlo crescere di volume. Alcune sono naturali come l’eritolo, il mannitolo, il sorbitolo, la maltodestrina: in breve dei derivati dell’amido (zuccheri e alcool). Altri utilizzano degli agenti più chimici: leucina, bicarbonato di sodio, acido citrico.
 »

 

Davvero molto lontano dalle foglie degli Indigeni Guarani! Sarà forse meglio utilizzare un cucchiaio di buon miele nel the oppure gli estratti della Guayapi?

* L’Anses raggruppa attualmente le attività di Afssa e Affsat.

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Questo articolo è stato tradotto dal blog de La Ruche qui dit Oui!

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Riguardo a

Claudia Bonato

Claudia Bonato

Diplomata in Grafica Pubblicitaria, mette per poco da parte il lato artistico per dedicarsi anima e corpo ai codici di programmazione. Si occupa dell'Assistenza Tecnica del sito alvearechedicesi.it e gestisce l'Alveare di Cuorgnè. Devota del movimento Zero Waste passa intere giornate a cercare di capire come salvare il mondo. http://www.alvearechedicesi.it

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